Kakuma non è solo il luogo in cui svolgiamo uno dei nostri progetti. È un campo profughi nel nord del Kenya, nella contea di Turkana. Per capire perché sosteniamo il ponte verso le scuole della Contea Samburu, bisogna prima capire cos’è Kakuma.
Cos’è Kakuma
Il campo nasce nel 1992 per accogliere migliaia di minori sudanesi non accompagnati, in fuga dalla seconda guerra civile sudanese: i cosiddetti “Lost Boys of Sudan”. Da allora non ha mai smesso di crescere. Alle ondate sudanesi si sono aggiunte nel tempo persone in fuga da Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Burundi e, più di recente, dal Sud Sudan indipendente.
I numeri di oggi
Secondo i dati UNHCR di aprile 2026, tra il campo di Kakuma, l’insediamento di Kalobeyei e Eldoret vivono complessivamente 314.888 persone registrate, in gran parte minorenni. Circa un centinaio di scuole, tra pre-primarie, primarie e secondarie, servono l’area tra Kakuma e Kalobeyei.
Sull’istruzione secondaria, un’analisi di genere pubblicata nel 2024 dal Jesuit Refugee Service (JRS), partner di UNHCR per l’istruzione secondaria a Kakuma, offre un quadro più preciso: a ottobre 2023, il tasso lordo di iscrizione alla scuola secondaria era al 45,5% (72,1% tra i ragazzi, appena 26,4% tra le ragazze), le ragazze rappresentavano solo il 34% degli iscritti, e circa il 70% degli studenti aveva un’età superiore alla fascia standard di 14-18 anni, segno di percorsi scolastici spesso interrotti o iniziati in ritardo. Lo stesso rapporto stima che l’88,4% dei ragazzi e delle ragazze in età da scuola secondaria restasse comunque fuori da ogni percorso a quel livello, con classi che contano in media oltre 100 studenti.
Un tasso di iscrizione “lordo” conta gli iscritti di qualunque età sulla popolazione in età da scuola secondaria: non equivale quindi alla percentuale di adolescenti che frequenta effettivamente la scuola superiore. È su questo divario, in particolare per le ragazze, che si inserisce il nostro lavoro.
Uscire dal campo non basta
Uscire da questi numeri non significa solo trovare un posto in una scuola. In Kenya vige da decenni una politica di “encampment”: chi ha lo status di rifugiato non può muoversi liberamente fuori dal campo senza permessi specifici, e anche quando la legge promette percorsi di integrazione, come la riforma del 2021, l’accesso a documenti, permessi di lavoro e mercato del lavoro formale resta lento, complicato, spesso bloccato dalla burocrazia. Per una studentessa o uno studente di Kakuma, finire la scuola secondaria non basta: serve qualcuno disposto a sostenere concretamente il passaggio successivo, fuori dal campo.
Il nostro ponte
È qui che si inserisce il nostro lavoro: sponsorizzare il trasferimento di studenti da Kakuma verso scuole della Contea Samburu, e continuare a seguirli anche dopo il diploma. Ed è per questo che ci piace raccontare come va a finire, quando va bene. Alcuni degli studenti e delle studentesse che abbiamo sostenuto stanno per concludere l’università. Una di loro ha appena terminato un tirocinio presso l’Ambasciata del Sud Sudan, lo stesso paese da cui, anni prima, era dovuta fuggire. Un vero “full circle moment”: da un campo profughi a rappresentare, anche solo per uno stage, il proprio paese nel mondo.
Fonti: UNHCR Operational Data Portal, Kenya (aprile 2026); Jesuit Refugee Service (JRS), Breaking Down Barriers: Increasing Girls’ Access to and Completion of Secondary Education in Kakuma (2024).